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Ciao sono Max la persona vera dietro a BartaMax.com, dove racconto la mia storia, in modo da sciogliere dubbi e paure che alcuni hanno prima di buttarsi sul web, quale che sia il loro obiettivo.

Nato nel millennio ormai passato, amo le destinazioni lontane, osservare e comprendere culture differenti; ho un lavoro che presto cambierò(sarete i primi a saperlo) e non mi arrendo mai.

Uso le difficoltà di ogni giorno per diventare una versione ancora migliore di me stesso,

Una versione che raggiunga il Proprio Unico Successo personale che identifico in una vita libera da impegni che devo fare controvoglia in un posto di lavoro che non è certo il mio ideale di vita.

Una Versione libera finanziariamente e quindi in grado di vivere la propria vita al massimo

Successo Personale

caratteristiche positive uomo
Lean Startup 1920

The Lean Startup nel 2018: capire cosa funziona velocemente

Il concetto Lean Startup non  riguarda solamente le imprese nuove, quelle tecnologicamente avanzate, può e deve essere applicato ad ogni settore e lavoro, fino ad arrivare alla sua impresa minima, la base economica di ogni società:

la singola persona, noi stessi.

In una società liquida anche le persone e soprattutto le imprese, ogni impresa deve essere liquida, cioè in grado di adattarsi velocemente alle mutate condizioni, in modo di avere un tempo di reazione al cambiamento, il più vicino possibile allo zero.

Un piccolo background del concetto:

nato all’interno della Toyota è diventato con il tempo di dominio pubblico, ognuno può dire o scrivere la sua senza beccarsi una denuncia e soprattutto ogni messia della Lean Startup può promuovere la sua personale visione per aiutare il mondo intero(ed il proprio conto corrente soprattutto, of course).

Inventato dalla casa del sol levante, ma reso popolare nel 2011 da Eric Ries con il suo libro dal titolo, indovinate un po’:

The Lean Startup.

Esiste anche una versione tradotta in italiano, ma dalle recensioni mi è sembrato di capire che è davvero tradotto male il libro, arrivando in alcuni punti a non farti capire i concetti ivi espressi.

Io me lo sono letto qualche anno fa in inglese:

il libro è bello e vengono esposti idee e teorie interessanti, purtroppo l’autore  credo venga pagato un tanto a pagina, altrimenti non si spiega un inutile metà del libro completamente scritto per di più, visto che ripete fino alla nausea gli stessi 2/3 concetti.

Per capire bene la differenza con un ciclo produttivo normale, dobbiamo come minimo sapere quale è il modus operandi della maggior parte degli imprenditori diciamo normali.

Come funziona il ciclo produttivo normale?

Sempronio si accorge che esiste un problema, una necessità non soddisfatta, quindi ha l’idea di come risolvere ciò e vendere tale prodotto al pubblico.

Sempronio si mette immediatamente al lavoro su due fronti:

a) Trovare il capitale necessario per poter fare l’operazione.

b) Creare il prodotto perfetto che risolve il problema ai potenziali clienti.

tutto va bene per il  punto “a”, finanziatori seri appoggiano l’idea di Sempronio, purtroppo creare un prodotto migliore degli altri è facile a parole, molto meno nei fatti.

Quindi il tempo passa e man di mano viene risolto un problema, altri due correlati subito vengono portati alla nostra attenzione.

Mesi  a volte anni di test e messa a punto del prodotto vengono un bel giorno premiati:

Sempronio ha tra le mani il miglior prodotto del mondo.

Il lancio del Prodotto.

Con squilli di tromba e rulli di tamburi rendiamo il nostra sforzo disponibile al mondo intero.

A questo punto abbiamo già investito tempo energia ed anche denaro, è normale che ci aspettiamo vedersi ric0nosciuti i propri meriti.

Tre Due Uno: Lancio prodotto!

Abbiamo creato una cosa mai vista prima, esente da difetti e perfetta per i clienti, senza farli spendere una follia:

saranno giornate impegnate con tutte le persone che acquistano!

Tre opzioni, ed una potrebbe non piacerti.

Scenario A:

le vendite superano le nostre più ottimistiche previsioni.

Scenario B:

Non diventiamo Paperon dei Paperoni ma vendiamo.

Scenario C:

Non riusciamo a concludere una vendita nemmeno a gratis!

 

Qui ho utilizzato noi stessi o Sempronio per illustrare la nascita di un prodotto, ma quando nasce dentro ad una grande azienda è sovente ancora più macchinoso, costoso e lungo tutto il processo.

Il problema enorme di questo sistema:

Andiamo a creare il miglior prodotto del mondo, ma ugualmente nessuno potrebbe essere interessato.

Passano mesi o anni prima di sapere se siamo sulla giusta strada:

a quel punto con il lancio del prodotto sul mercato, ci giochiamo il tutto per tutto:

o bene-bene o male-male.

 

Il sistema The Lean Startup

Molto usato tra le imprese tecnologiche di Silicon Valley e non solo, è un processo con meccanismo di feedback molto stretto e con l’intera organizzazione sempre pronta a rimettere in discussione ogni ipotesi e teoria.

Tra le sue colonne portanti ci sono frasi di questo tipo:

Fallisci presto, fallisci veloce!

Impara quando è tempo di cambiare(pivot)!

Costruisci, misura impara(poi inizia di nuovo il ciclo).

Il sistema classico dell’impiegare mesi od anni per creare un prodotto di valore è in settori ad alto tasso di crescita e trasformazione molto rischioso:

nel tempo che hai l’idea e la realizzi potrebbero già essere usciti altri dieci prodotti migliori del tuo e dieci volte più avanzati.

Anche quando nessuno ti precede sul mercato, recitano i sostenitori della Lean Startup non è detto che il prodotto, l’idea che hai avuto vada portata in fondo.

Nell’impresa normale, diciamo del passato la domanda che stava alla base del processo produttivo era questa:

Può questo prodotto, servizio essere costruito?

Nelle imprese aziende che seguono i principi della Lean Startup la domanda è leggermente differente e cambia totalmente il modo di affrontare ogni aspetto dell’impresa:

Ci sono le ragioni per costruire questo prodotto?

Venendo alla pratica spicciola, senza artifici logici che fanno sembrare The Lean Startup una storia di fantasia, la domanda primaria può essere posta anche così:

ci sono clienti a sufficienza disposti a cacciare dei soldi per l’idea, il prodotto che voglio costruire?

Quando la risposta è no, problema risolto, inutile costruire, fare niente, tanto non saremo in grado di venderlo.

Caro Max la fai facile, ma non è che i vecchi imprenditori erano completamente scemi, anche loro cercavano di scoprire se un prodotto si sarebbe venduto bene prima di spenderci capitali e anni di lavoro e progettazione.

Vero, a dire la verità ammiro molti imprenditori del passato che con pochi mezzi e tanta voglia di lavorare si sporcavano le mani e creavano anche senza avere il tavolo da ping pong o le pistoline ad acqua ogni venerdì in ufficio…

La differenza tra il passato ed il presente con The Lean Startup è in queste tre lettere:

M.V.P.

Minimum Viable Product.

Tradotto da Dante il Lestofante diventa:

il minimo prodotto possibile che posso mettere in vendita senza che vengo sfanculato dal cliente.

M.V.P. contro prodotto finito e perfetto:

Nel passato ogni impresa cercava in ogni modo possibile di nascondere i progetti non ancora finiti, non solo per lo spionaggio industriale, quanto per una questione di immagine, di orgoglio:

devono uscire dai cancelli della fabbrica solo prodotti perfettamente rifiniti, completi e belli da vedere in ogni sua parte.

Minimum Viable Product è l’esatto contrario:

prima si riesce a mettere il prodotto nelle mani di un potenziale o reale cliente meglio è!

 

Di come viene strutturata la fase di feedback per decidere cosa fare nel futuro, come comportarsi con i vari prodotti creati(continuare o cambiare), lo affronteremo nel prossimo Post, altrimenti viene troppo lungo e noioso da leggere.

A presto!

Max

max@bartamax.com

 

 

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